Andare a Cuba senza visitare l'Avana (La Habana nella lingua locale) significa perdersi il finale di un libro giallo: hai seguito la trama ma ti manca la parte più bella e intrigante...
Ma stavolta non vi parlerò dei grandi palazzi in stile spagnoleggiante, della Plaza de Armas, della Catedral de San Cristobal o della Bodeguita del Medio...
Se avete tempo la cosa migliore che potete fare all'Avana è uscire dal percorso turistico. Non vi fermate alla parte restaurata del vecchio quartiere ma mischiatevi tra la gente, recatevi al mercato e perdertevi tra le stradine meno sfavillanti ed attraenti, ma sicuramente più autentiche. Solo così respirete l'aria di Cuba.
La ristrutturazione in atto sta portando alla luce i colori vivaci degli edifici, mostrando l'originaria maestosità e la bellezza dell'Avana nel periodo del suo massimo splendore, ma l'impressione che si avverte è che sia solo un'operazione di facciata: la povertà rimane immutata col passare degli anni e gli introiti che giungeranno da questa "messa a nuovo" non andranno a migliorare le condizioni di vita degli abitanti. Almeno finchè non ci saranno riforme più sostanziose rispetto a quelle disegnate dal governo Castro e perdurerà l'embargo da parte degli Stati Uniti.
Non sono solo gli stucchi ad essere svaniti. Le case sono pericolanti, le mura mostrano sempre più crepe, l'intonaco cade a pezzi... Siamo passati sotto porticati crollati e abbiamo visto come vivono gli abitanti: in stanze semplici, essenziali, con un letto, un tavolo e poco più... Un quadro piuttosto scioccante che contrasta notevolmente con i racconti di certi italiani che al ritorno da una vacanza a Cuba (magari trascorsa tra i vivaci locali dell'Avana o sulle spiagge caraibiche di qualche località balneare) chiosano con l'immancabile frase "sono poveri ma felici".
La mia sensazione è stata un pò diversa.
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